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CASTELLO DI CALATUBO (Alcamo - Trapani)

Castello di CalatuboIl castello di Calatubo è ubicato fra Partinico e Castellammare del Golfo, in territorio di Alcamo a due miglia ca. dalla costa. Calatubo si erge su un rilievo roccioso in Serra Conzarri, nei pressi dell'omonimo fiume oggi in secca.
Per raggiungerlo, si consiglia di lasciare l'autostrada A29 Palermo-Mazara del Vallo allo svincolo di Alcamo e di immettersi sulla strada statale 113 in direzione Partinico. Imboccata la prima traversa sulla destra, si prosegue per Balestrate lungo la strada provinciale 63 bis. Avvistato il castello, sulla sinistra, si percorre un paio di km di strada sterrata che conduce all'ingresso.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive:
la successione delle fasi costruttive delineata di seguito è desunta dallo studio architettonico delle strutture superstiti (Di Liberto 1998;1998a).
XI (fine ?) - la fortificazione occupa la cresta del rilievo ed è munita di una cortina muraria e di una torre di forma oblunga sull'estrema propaggine orientale. Alla torre si ammorsa un secondo muro che recinge l'area ai piedi dello sperone roccioso.
XI - XII (fine-inizio ?) - si rafforzano le difese in corrispondenza dell'ingresso a valle con la costruzione di un antemurale e della torre nord.
XII (metà ?) - vengono eretti la torre sud che fiancheggia l'ingresso e un mastio di forma quadrata sulla sommità del rilievo.
XIII - XIV (fine-inizio) - il mastio viene accorpato in una residenza articolata nella successione di tré ambienti voltati. Nel 1560 le fabbriche del castello sono in rovina.
XVI (1583) - XVII - si consolidano le fabbriche medievali e, in seguito, si costruiscono una nuova ala residenziale ad ovest della preesistente e la chiesa sul cortile d'ingresso.
XVIII (1707) - XIX - si riconfigura la facciata ovest della dimora attraverso la costruzione di due esili torrette e di coronamenti merlati. Vengono approntate scale esterne che collegano i cortili inferiori alla residenza che ormai occupa quasi tutta l'area sul rilievo.
XIX (fine) - nel secondo cortile si apprestano magazzini destinati alla produzione vinicola.
XX (inizio-seconda metà) - interventi di natura funzionale e abbandono del
castello.
Notizie storiche:
1095 - Ruggero gran conte fonda la cattedrale ed il vescovado di Mazara
cui assegna anche Calatub cum omnibus suis pertinentiis - Pirri 1733, p. 842.
1100 - Papa Pasquale II conferma Calatubo al vescovo benedettino Stefano
di Rouen.
1154 - nel sito insistevano il castello (hisn), un vasto paese, un fiume navigabile ed un 'caricatore'. Dalla roccia, inoltre, si cavava pietra da mola per mulini 'persiani' - Idrisi, in Amari 1880-81,1, p. 86.
1201 - compare come teste di un documento un tale Riccardus de Calatub -
Mazzarese FardeUa 1983, p. 11.
1278 - Pons de Blancfort è investito di Calatubo - Documenti 1983, p. 69; I registri, XIX, pp. 268-9.
1336 - Raimondo Peralta, conte di Caltabellotta, ottiene l'investitura di Calatubo da Pietro II; l'anno seguente, lo stesso rè inserisce Calatubo nel comitatus Caltabillocte che dona a Raimondo Peralta ed ai suoi eredi che manterranno il feudo fino al XV secolo.
1359 - quoddam castrum vocatum Calatubi - Michele da Piazza, p. 376.
1403 - Artale de Luna è conte di Caltabellotta per via del matrimonio con
Giovanna Peralta (Bresc 1986, p. 834); alla sua morte, don Artale sposa la cognata Margherita da cui nacque Antonio de Luna e Peralta. Nel 1554, un suo erede, don Pietro de Luna e Peralta diviene duca di Bivona per concessione di Carlo V.
1558 - il "picciol castello" viene descritto come già in rovina - Fazello 1817,p.426.
1583 - il duca di Bivona, Giovanni Peralta e De Luna, vende il feudo e la baronia a Graziano De Ballis di Alcamo - Regina 1985, p. 28, nota 29 e p. 39, nota 42.
1707 - Gaetana De Ballis, ultima baronessa di Calatubo di questa famiglia, è investita della baronia feudo e castello di Calatubo; sposerà Giuseppe Pape dei duchi di Giampilieri e dei principi di Valdina i cui eredi sono a tutt'oggi proprietari del castello.
Rapporti ambientali: il castello si fonda su un rilievo roccioso (m 152 ca.) da cui si dominano il golfo di Castellammare e l'entroterra fino a monte Bonifato con le relative fortificazioni. La posizione del sito, attraversato da importanti vie di comunicazione, la ricchezza del suo territorio e la presenza di uno sbocco marittimo di un entroterra tra Parthenicum e Acquae Segestanae, spiegano la presenza di un insediamento già in età arcaica (Giustolisi 1976; Giustolisi 1985) e l'importanza che esso assunse in età normanna. Il rapporto fra Calatubo ed il territorio circostante è stato alterato sensibilmente dal viadotto autostradale che annulla, visivamente, l'originaria posizione arroccata della fortificazione.
Il castello di Calatubo costituisce un complesso architettonico pluristratificato di notevoli dimensioni (circa 150 x 35 m), i cui corpi di fabbrica si snodano lungo un compatto banco di roccia calcarea, assecondandone completamente l'andamento.
Il castello rivolge il suo ingresso ad occidente, dove una rampa gradonata conduce al monumentale fronte turrito che conserva ampi brani dell'originario impianto medievale. A tale epoca vanno riferiti l'antemurale, il basamento della torre nord, caratterizzato dall'uso di ta vole di legno inserite nella muratura in corrispondenza dell'angolo, oltre che il basamento e parte dell'elevato della torre sud. Due feritoie arciere per il tiro radente aperte in prossimità del muro d'ingresso rivelano l'origine medievale del baluardo che, a seguito di un crollo, fu consolidato dalla famiglia De Ballis alla fine del '500; tale ripresa della struttura è resa evidente da un risalto nel paramento murario. Un ampio portale fiancheggiato da queste due torri introduce alla prima corte (26 x 20 m), chiusa a sud da un muro continuo, sulla quale incombe la facciata del castello sovrastata da due esili torri. Fatta eccezione per alcuni diruti locali, frutto di recenti adattamenti, l'unica struttura compresa entro questa prima linea difensiva è una chiesa ad aula edificata nel corso del seicento dai baroni De Ballis che hanno apposto il loro stemma sull'architrave del portale d'ingresso.
Al centro del lato est della corte, un altro portale, che reca le armi della stessa famiglia, introduce al secondo recinto.
Quest'area, di forma fortemente allungata (ca. 20x100 m), è racchiusa fra le ripide pareti di roccia su cui si fondano le strutture del castello ed un ininterrotto corpo di fabbrica che, nell'ultima fase di vita del complesso, è stato riconfigurato in ambienti e magazzini per la produzione del vino 'Calatubo'.
Ad est, il perimetro di tale corte è chiuso da un muro che, inerpicandosi sul rilievo, raggiunge il terzo circuito murario che recinge la zona più elevata dell'altura, dove si attesta ad una torre di forma oblunga pertinente alla prima fase della fortificazione (XI sec.).
Dello stesso periodo è il camminamento fra muri che collega il piccolo baluardo difensivo al nucleo principale del castello, un compatto parallelepipedo di 7x21,50 m costruito lungo la cresta meridionale del rilievo roccioso. Tale residenza (fine XIII - inizio XIV sec.), che si articola su due piani in una successione di tré ambienti voltati, accorpa una più antica torre di età normanna (metà XII sec.), distinguibile per il notevole spessore dei suoi muri.
Nonostante le trasformazioni ed i crolli, la natura difensiva di questo piccolo palazzo è ancora percepibile dall'assenza di aperture lungo il muro che prospetta sul cortile inferiore. In direzione ovest, senza soluzione di continuità, si succede una serie di ambienti dal carattere più marcatamente residenziale, edificati fra il XVII ed il XIX secolo.
Fra gli interventi ascrivibili a tale periodo è agevole riconoscere le due torrette settecentesche che caratterizzano il prospetto principale della dimora e le numerose scale 'alla trapanese' che la collegano ai cortili inferiori. Ciò nonostante, una più attenta lettura planivolumetrica rivela i confini del preesistente nucleo seicentesco.
La corsività delle soluzioni architettoniche adottate a Calatubo e l'assenza di elementi decorativi di particolare rilievo indicano che il processo di trasformazione da castello a dimora signorile, avviato dai De Ballis nel 1583, non è mai riuscito a mutare radicalmente l'originario carattere di fortificazione di campagna.
La schietta concezione difensiva dell'impianto medievale, chiusa al suo interno da un invalicabile muro perimetrale, ha condizionato anche la partitura dei prospetti le cui aperture sono più legate ad esigenze di ordine funzionale che concepite in adesione ad un progetto di generale monumentalizzazione architettonica del complesso.
Tuttavia, l'enorme rilevanza storica rivestita da fabbriche di così lontana origine è oggi mortificata dallo stato di abbandono in cui versa l'antico castello, lasciato alle greggi, ai predatori di ogni specie ed alle intemperie che hanno causato il crollo di quasi tutte le sue coperture ed il conseguente degrado delle murature.
Il complesso architettonico è conservato nelle parti principali.
Proprietà attuale: privata.
Uso attuale: in abbandono, usato dai pastori come ricovero di greggi.
 





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