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CASTELLO DI CAPO D'ORLANDO (Capo d'Orlando - Messina)

Castello di Capo D'Orlando (Capo d'Orlando - Messina)Il castello sorse su un promontorio roccioso a picco sul mare a presidiare il tratto di litorale tirrenico antistante: era collegato visivamente con i limitrofi castelli ed abitati di Caronia, Acquedolci, Sant'Agata, San Marco d'Alunzio e Pietra di Roma, Militello, Naso, Ficarra, Brolo, Piraino, Gioiosa Guardia, posti sulla costa o sulle alture verso l'intemo, oltre che con il circuito delle torri di avvistamento (tra cui quella del Lauro) e con l'arcipelago delle Eolie; la visibilità, in assenza di foschia, giunge fino a Cefalù.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive:
XIII - probabile costruzione del nucleo originario del castello.
XVII (1615-21) - restauri e rifacimenti.
XX (1981-1994)-restauri.
Secondo la leggenda, la fondazione del castello si dovrebbe a Carlo Magno che lo avrebbe dedicato alla memoria di Orlando - Amico 1855-56, p. 239; Mazzarella, Zanca 1985, pp. 341-342.
1296 - è citato il castrum - Gregorio 1791-92, n, p. 469.
1299 - castrum - Nicolo Spedale, ivi. I, p.390.
XIV (inizi) - castrum - Documenti 1983, p. 60, LXXXVIII.
1349 - castrum - Michele da Piazza,p. 117.
1356 - castrum - Cosentino 1886, p. 245, doc. CCXCIX.
1359 - castrum - Michele da Piazza,p.367.
1406 - regia concessione a Bernardo Ventimiglia e Centelles della terra e del castello sui quali però il sovrano si riserva il merum et mixtum imperium - Palazzolo 1991, p. 129.
1460 - la castellania di Capo d'Orlando è concessa a Pietro Cardona - Palazzolo 1995, p. 120, n.10.
XVI - la torre funge ancora da posto di avvistamento contro i corsari turchi e barbareschi - Mazzarella, Zanca 1985, p.53.
1584 - Camilliani parla del castello di Capo d'Orlando come di "torre molto antica", alta canne 7 e 1/2, con 5 canne di lato che, sebbene forte per la collocazione topografica, "havrebbe di bisogno di racconciamenti ... falconetti ... sopra il parapetto del baglio ...smerigli sopra d'essa torre", che risultava 'sprovvista', priva di terrapieno, facilmente incendiabile per i solai in legno - cit. in Palazzolo 1991, p. 147, n. 3; Palazzolo 1995, pp. 115-116.
1599-1600 - fatti miracolosi (una statuetta della Madonna lasciata da San Cono ai fratelli Raffa, guardiani della torre, e quindi trasferita a Naso, in seguito a terremoti è riportata indietro) determinano la fondazione del santuario, con chiesa e attigua sagrestia (Rizzo 1969, pp. 13-15); Girolamo Joppolo, conte di Naso dal 1595 (SMDS, V, p. 281), ordina che "si riabbellisse il castello", oltre ad una serie di ampliamenti e rimaneggiamenti sulla struttura: "ristoraronsi in gran parte le mura, la porta venne rimessa in luogo migliore, appianato e quasi rifatto l'atrio artisticamente" - Ingrillì 1998, p. 10.
1613 - un terremoto provoca ingenti danni alla struttura - Palazzolo 1991, p. 147,n.3.
1615 - i mastri Francesco e Innocenzo Imperatrice, fabri murarii, dichiarano di aver realizzato per Pietro Maria Cibo, 580 canne di muro murato nel castello - ibidem.
1621 - sotto i governi del conte Pietro Maria, della moglie Giovanna e della figlia Flavia Cibo, nella torre di Capo d'Orlando ("quale era dentro un baglio grande et d era una ecclesia et una taverna con certistantii per allogiamento di passageri") si realizzano importanti lavori di fabrichi, tra cui un appartamento di rappresentanza, con otto camere ed un salone, "cantini a bascio, stalli, carceri, damusi et damuselli", più una cisterna; "reparationi et benefitii ad una cantonera", alla torre grande che "stava per cascari et andari in rovina" ed al complesso delle sue strutture difensive ed offensive, rendendolo "castello munito", ma anche ricca dimora che avrebbe potuto quindi costituire ambito bersaglio per i pirati - ivi, pp. 147-148; Palazzolo 1995, p. 120, n. 10.
1750 ca. - Amico (1855-56, p. 239) ne parla come di castello, chiesa, approdo ed osteria.
1790 - Giovanni Antonio Sandoval Joppolo si investe di contea, terra e castello di Naso e Capo d'Orlando; gli succede Bemardo Joppolo Ventimiglia Fardella, ultimo investito (1811) - SMDS, V, p. 284.
XIX (primo decennio) - terremoti ed alluvioni determinano frane e smottamenti che coinvolgono anche la collina con castello ed il santuario - Stella 1977, p.6.
XIX - il sito, già di-proprietà dei frati Cappuccini, viene ceduto alla diocesi di Patti - ivi, p. 7.
1978 - il complesso monumentale subisce gravi danni - Sidoti Migliore 1981, p.85.
Delle fortificazioni originarie, rimaneggiate in gran parte dopo la fondazione del santuario, oggi è superstite solo una torre di pianta rettangolare. Essa era originariamente articolata su due livelli: un primo, in cui si collocano l'ingresso voltato, un disimpegno parzialmente basato sulla roccia, due celle di pianta rettangolare ed una cisterna ispezionabile mediante un'apertura sulla volta; un secondo, a quota inferiore, con ampio locale scoperto, delimitato da spesse mura perimetrali, cui si accede tramite scala longitudinale a una rampa.
Esistono tracce di un ulteriore vano ad una quota intermedia che convive con complesse tracce di strutture preesistenti.
La muratura superstite, di diverso spessore, è realizzata in pietrame, laterizi, malta e blocchi di pietra di varia pezzatura a faccia vista e perfettamente squadrata nei cantonali ancora riconoscibili.
L'edificio consta attualmente di tre fronti, che affacciano rispettivamente, verso il piazzale panoramico (con arco d'ingresso a sesto ribassato, edicola sacra moderna e pozzo a base poligonale), sull'abitato (rivellino) e sul mare (su cui si aprono un portale ed una finestra con archi a tutto sesto, più due piccole finestre quadrate in corrispondenza delle sopraciate celle).
Lavori di restauro diretti dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Messina condotti sulla chiesa negli anni 1981-1984 hanno interessato il consolidamento delle fondazioni, la bonifica dei muri perimetrali, il rifacimento di coperture, intonaci, pavimentazioni, infissi, gradinata esterna; nel 1994, inoltre, si sono restaurati anche i resti del castello (muratura del rivellino; rifacimento della parete perimetrale esposta verso il mare).
I resti fuori terra visibili consentono una parziale lettura ricostruttiva dell'impianto a pianta rettangolare, concluso da rivellino articolato a sud-ovest.
La proprietà attuale è pubblica (Comune di Capo d'Orlando); ente ecclesiastico (curia vescovile di Patti).
Uso attuale: nessuno.
 





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