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CASTELLO DI LOMBARDIA (Enna)

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TORRE DI FEDERICO (Enna)

Castello di Federico - EnnaUbicazione: centra urbano, via Torre di Federico.
Localizzazione storica: Val di Noto.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive: le origini della torre non sono documentariamente note. Un erudito del XVI secolo, il Littara, ne attribuì la costruzione a Federico III d'Aragona (1296-1337) che ad Enna soggiornò spesso: da ciò dovrebbe derivare la denominazione di 'torre di Federico' che, almeno originariamente, si riferiva a questo sovrano della casa aragonese e che, comunque, è scientificamente quanto meno, discutibile. II parere di Littara fu accolto, fra gli studiosi della seconda meta del XIX secolo, da Di Marzo e dal tedesco Mothes. Alla fine del XIX secolo, lo studioso francese Enlart ne propose però una attribuzione in ambito artistico svevo e su questa linea interpretò il monumento anche Bertaux, mentre il tedesco Leopold non espresse un' opinione certa in merito. L'attribuzione della torre all'età di Federico II di Svevia fu 'consacrata' da Giuseppe Agnello nel 1935 e buona parte della critica successiva si è trovata d'accordo. Cosi, il tedesco Bruhns incluse la torre fra i monumenti svevi, segnalandone 1'ascendenza nordica, come più tardi farà Kronig;
Bottari - e poi Samonà - la collocò "nell'ambito dell'architetura del tempo svevo" ipotizzandone inoltre una possibile derivazione "dai torrioni arabi". Wagner-Rieger la attribuì più esattamente agli anni di Federico II, ipotizzando pero un significative intervento (le grandi finestre con cornice a bastoni) del XV secolo. Per una più 'larga' attribuzione ad eta sveva, non escludendo una possibile datazione agli anni di Manfredi, propendono Carandente, Bruschi e Miarelli Mariani.
Bellafiore, datando la torre senza dubbio ad eta sveva, ha di nuovo sottolineato possibili influenze islamiche, così come Guidoni Marino; alla possibilità di influssi islamici accenna anche Cadei. L'intervento critico piu recente, quello di Alberti, data la torre all'età di Manfredi e la ritiene stilisticamente tributaria di castello Ursino e Castel del Monte e quindi cronologicamente successiva a questi monumenti: questa ipotesi di datazione, pur nella difficoltà - o piuttosto nella impossibilità di esprimere un parere definitivo - sembra piuttosto attendibile.
Alla metà del XV secolo la torre necessitava di restauri (Agnello 1935, p. 352). Nella seconda meta del 700 era in pieno abbandono e subì la distruzione della scala interna a chiocciola, fatta smantellare da un prete per impedire clandestini incontri amorosi all'interno del monumento (ivi, p. 355). E' stata restaurata in epoca fascista (ibidem) e quindi negli anni '50.
Notizie storiche:
1350 ca. - a Enna è attestata l'esistenza di due castra, uno dei quali è certamente la torre - Librino 1928, p. 208.
1354 - la torre è ricordata dal cronista Michele da Piazza: in essa si chiusero, in occasione di una sollevazione contro i Chiaramonte, i partigiani ennesi della potente casata in attesa dei rinforzi provenienti da Piazza - Michele da Piazza, pp. 198-200.
1398 - in un diploma di Martino I è detta regia domus; se ne specifica in tal modo il carattere residenziale più che militare - Agnello 1935, p. 351.
1436 - è detta turri grandi e viene assegnata come domus plana (residenza priva di caratteristiche militari) al miles Pietro Grimaldi; necessita di restauri -ASPA, Protonotaro del Regno, reg. 34, c. 26r,
1436 set. 17. 1457 - è detta castrum novum e regium solacium; viene assegnata a Pietro Matrona con obbligo di contribuire alla reparatione et edificatione - Agnello 1935, p. 352.
1458 - il Matrona ottiene il salario di sei onze annue per la custodia della torre - ibidem.
Proprieta attuale: pubblica (Demanio, in uso al Comune).
Uso attuale: l'area e aperta al pubblico.
Stato di consistenza: complesso conservato nelle parti principali.
Impianto planimetrico: torre ottagonale circondata (a m 21 di distanza) da una cinta muraria della stessa pianta.
Rapporti ambientali: la torre sorge su una collina isolata che si innalza dall'acrocoro ennese fino a quota 950 m, all'estremità occidentale della città, dominando l'abitato e stagliandosi nettamente sul paesaggio urbano.
Descrizione: la torre è un perfetto prisma ottagonale con larghezza massima m 17, lati di m 7,05 ed altezza attuale (la torre è capitozzata) di m 27,30; l'esterno è realizzato in apparecchiatura di blocchetti calcarei regolari alti ca. 25 cm. Alla distanza di 21 m la torre è circondata da una cinta muraria anch'essa a pianta ottagonale della quale si sono conservati solo alcuni tratti. Delle otto facce del solido geometrico solo due appaiono totalmente cieche. Le altre sono animate da monofore e feritoie (sette sono allineate verticalmente lungo tutta la parete in corrispondenza dell'originaria scala a chiocciola interna) e da due ampie e bellissime finestre con cornici a bastoni spezzati che si aprono al piano nobile rispettivamente sul lato nord-nord ovest e sul lato sud-sud est.
L'accesso all'interno è possibile mediante una porticina archiacuta al piano terreno (lato sud-sud est) ma doveva avvenire normalmente mediante una porta aprentensi in corrispondenza della scaletta interna, fra la seconda e la terza feritoia, alcuni metri in elevato rispetto al piano di calpestio. All'interno la torre è suddivisa in tre piani, l'ultimo dei quali tronco e privo di piu di metà dell'elevato e quindi della copertura. Il piano terreno è costituito da un'unica stanza ottagona illuminata da tre monofore strombate e coperta da volta ad ombrello con costoloni ad angolo abbattuto poggianti su mensole a piramide rovesciata con cornice, scozia fra due tori, listello abaco e peduccio.
Sotto il pavimento si apriva una cisterna. Si ripete all'interno il paramento in blocchetti tendente all'isodomia.
La scala a chiocciola di collegamento con il primo piano è inserita negli spessori delle pareti ovest-sud ovest; scomparsa nel XVIII secolo la scala originaria, essa e stata ricostruita in calcestruzzo. L'ambiente del piano nobile è realizzato in analogia con il piano terra: e un vano ottagonale con volta ad ombrello costolonata poggiante però, questa volta, su semicolonne con basi ioniche e capitelli - molto rovinati - a foglie. L'ambiente è illuminato dalle due grandi finestre con comici a bastoni; questo tipo di decorazione, che nel passato aveva fatto datare queste aperture al XV secolo, si ritrova in realtà - come segnalato di recente da Beliafiore - anche a Castel del Monte e può quindi rientrare nel repertorio decorativo dell'architettura sveva. Nel lato nord-nord est è ricavata, in un ambiente a gomito, una latrina. Il vano della terza elevazione, anch'esso ottagonale è accessibile sempre mediante la scaletta a chiocciola, si presenta cimato ad un'altezza di circa 3 m.
La presenza dell'imposta nascente di quattro costoloni disposti secondo i punti cardinali permise ad Agnello di ipotizzare una copertura a volta emisferica con oculo vuoto al centro: il recente ritrovamento della serraglia fra le macerie del piano semidistrutto fa però escludere l'ipotesi affascinante di un ultimo piano aperto a mo' di specola.
E indubbio il fascino di questo edificio costruito in quello che era considerato il centro della Sicilia e con pianta ottagonale, com'e ben noto, dalla forte valenza simbolica.
Evitando in questa sede qualsiasi possibile speculazione su questo aspetto del monumento, si sottolinea soltanto come donjons ottagonali o comunque poligonali siano relativamente frequenti in Francia, Inghilterra, Germania ed in particolare nel Kernland degli Staufen, l'Alsazia fra XII e XIII secolo. Si ritiene che gli influssi orientali siano, nel torrione di Enna, inesistenti. Esso e piuttosro uno splendido donjon di tipo nordico piantato quasi nel centro geografico dell'isola.
L'ambiente naturale, lo stesso clima di Enna esaltano ancora di più, per molti giorni l'anno, il fascino settentrionale della torre. Immersa spesso nella nebbia, a volte visibile solo a distanza di pochi metri, essa e realmente un frammento di Europa gotica caparbiamente ancorato all'acrocoro roccioso di Enna.
 





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