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CASTELLO DI SPERLINGA (Sperlinga - Enna)

Castello di SperlingaUbicazione: centro abitato, via Castello 1.
Localizzazione storica: Val Demone.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive: le origini del castello non sono documentate; la prima attestazione indiretta della sua probabile esistenza è del 1133.
XIII (1282) - allo scoppio dei Vespri vi fu assediata la guarnigione angioina; ipotetici danneggiamenti e restauri.
XIV - interventi di ampliamento; la bifora collocata nel corpo principale della fabbrica e verosimilmente trecentesca. Essa presenta un capitello di tipo composito con decorazione fitomorfa a foglie uncinate e archetti con cornice a motivi zigzaganti.
XVI (1597) - XVII (primo quarto) -Giovanni Forti Natoli acquisto il castello di Sperlinga nel 1597, ottenendo la concessione della licentia populandi; quindi destinò il castello a centro propulsore dello 'stato' di Sperlinga, adattandola a palazzo baronale.
XVII - intervento sulla struttura della chiesa. Da una lettura dei ruderi della chiesa, appaiono evidenti una ristrutturazione e un ampliamento con variazione dell'orientamento da nord-sud a ovest-est e cambio dell'intestazione al santo a cui era dedicata. La chiesa in origine era dedicata a San Luca Evangelista; dal 1662 gli Oneto, nuovi proprietari, essendo devoti a San Domenico 'in Soriano' (cioe a Domenico di Guzman, venerate nel monastero di Soriano presso Vibo Valentia), dedicarono la cappella al santo.
XIX (seconda meta) - il castello, non abitato, comincia ad andare in rovina.
XX (1914) - demolizione di gran parte dei fabbricati dell'ala ovest perchè pericolanti e interramento con i calcinacci e pietrame dei sottostanti ambienti ipogei scavati nella roccia.
XX (1982) - recupero degli ambienti dell'ala ovest con ripulitura dai calcinacci, della precedente demolizione (1914). Sono stati svuotati gli ambienti ipogei (pozzi e grotte) e l'area sulla roccia su cui, un tempo, poggiavano le fabbriche. Smontaggio e rimontaggio della bifora e degli stipiti dei balconi del corpo principale, rinforzo degli ambienti d'ingresso di cui uno coperto con la volta lunettata e realizzata con mattoni di cotto. Sono state restaurate le strutture murarie in elevazione, eseguite coperture, con travi in legno, degli ultimi ambienti dell'ala ovest.
XX (1995) - ricostruzione della chiesa sui ruderi preesistenti.
XX (1 maggio 1999) - crollo di una lastra di roccia dalla parete sud con disfacimento di parte di un muro sottostante.
XX (2000) - ricostruzione della volta con pietrame calcareo-siliceo grossolanamente squadrato, e del solaio soprastante 1'atrio corrispondente alia stanza con la bifora;
XX (2000) - lavori di copertura delle ampie 'stanze baronali' del corpo principale.
Castello di SperlingaNotizie storiche:
1081 - Sperlinga viene menzionata nel privilegio costitutivo della diocesi di Troina-Pirri 1733, p. 495.
1133 - viene menzionata la villa Sperlingae e la sua dominatrix Galgana, vedova di Guglielmo Altavilla, con i tre figli Ugo, Riccardo e Roberto ed il cappellano Eriberto (Starrabba 1888, pp. 9-11); la presenza di questa piccola corte feudale fa ritenere probabile 1'esistenza del castello gia nel XII secolo.
1137 - e nuovamente documentato Roberto de Spirlingo - White 1984, p. 401. 1154 - Idrisi cita Sperlinga come "grosso casale, nel quale s'aduna ogni ben [di Dio], terre seminate e colte che stendonsi perlungo tratto", non facendo però cenno del castello - Idrisi, in Amari 1880-81,1, p. 112. 1239 - il castello di Sperlinga è ricordato come uno dei castra exempta citra flumen Salsum - H.-B., V, pp. 413-414.
1282 - vicende legate al Vespro siciliano.
1350 - il castello è possesso di Scaloro degli Uberti che vi passa la notte di Natale, prima di essere ucciso - Michele da Piazza, p. 121.
1360 - il castello e la baronia di Sperlinga sono venduti dal figlio di Francesco Ventimiglia, Emanuele conte di Geraci, al fratello Federico - SMDS, VII, p. 456.
1408 - Sperlinga è ricordata come castrum et locum; e feudo di Giovanni Ventimiglia - Gregorio 1791-92, II, p. 494.
1460 - e feudo di Giovanna Ventimiglia; il 28 novembre 1460 fu reso esecutorio il privilegio di re Giovanni col quale si concedeva il mero e misto imperio - Lo Pinzino 1982, p. 15.
1479 - il 25 giugno 1479 Giovanni Guglielmo Ventimiglia si investe della baronia di Sperlinga, per donazione fattagli da Giovanna sua madre - ibidem,
1504 - Paolo Ventimiglia si investe del feudo e castello di Sperlinga il 25 maggio 1504 come primogenito di Guglielmo - SMDS, VII, p. 457 (a questo lavoro, se non diversamente indicate, si rimanda per la ulteriore cronotassi).
1516 - Guglielmo Ventimiglia si investì cum omnibus justitim, juribus et pertinentiis suis, il 10 gennaio 1516 per la morte e come unigenito di Paolo.
1553 - il 15 maggio 1553 Maria Ventimiglia si invest! della baronia di Sperlinga per la morte di Guglielmo suo padre.
1553 - Simone Ventimiglia, marchese di Geraci, il 18 agosto 1553 si investe maritali nomine della baronia.
1586 - Giovanni Ventimiglia si investe il 26 marzo 1586 della baronia per la morte di Maria sua madre.
1597 - Giovanni Ventimiglia, vendette a Giovanni Forti Natoli la baronia di Sperlinga per 30.834 scudi. In questo stesso anno il Natoli ebbe concessa la licentia populandi.
1600 - il Natoli si investe dello stato di Sperlinga il 9 agosto 1600. 1627 - con privilegio dato a Madrid il 2 ottobre 1627 e reso esecutorio nel regno il 13 novembre 1628, il re Filippo IV concesse al Natoli per se e per i suoi eredi il titolo di principe erigendo la baronia di Sperlinga a principato.
1632 - Giovanni Natoli si reinveste per il passaggio della corona il giorno 11 febbraio 1632.
1637 - Francesco Natoli figlio di Giovanni si investe del principato, con tutti i suo'i diritti e pertinenze, il 6 maggio 1637 per la morte del padre.
1658 - Francesco Forti Natoli, 1'8 novembre 1658 vendette a Giovanni Stefano Oneto Sperlinga ad esclusione del titolo. Per questo motivo i Natoli dal 1658 fino al 1788 ebbero solamente il titolo di principi di Sperlinga che poi vendettero a G. Alvaro Paterno.
1680 - Domenico Oneto e Spadafora, si investe del titolo di duca di Sperlinga il 4 aprile 1680 succedendo come primogenito al padre Stefano Oneto.
1698 - Francesco Oneto e Spadafora si investì il 25 giugno 1698 in forza del testamento come fratello di Domenico.
1710 - Giovanni Stefano Oneto e Valguarnera prese 1'investitura il 27 settembre 1710 quale primogenito di Francesco.
1747 - Francesco Oneto e Monreale si investe di tutti i possedimenti della famiglia il 17 settembre quale primogenito ed erede universale di Giovanni Stefano.
1782 - Saverio Oneto e Gravina si investe del ducato, terra e castello il 25 gennaio come primogenito ed erede universale di Francesco.
1811 - Giuseppe Oneto e Lanza si investe del ducato di Sperlinga il 4 dicembre quale erede di Saverio,
1862 - il castello passa in enfiteusi al barone Nunzio Nicosia da Nicosia.
1862 (post) - ne è enfiteuta Giovan Calogero Nicosia figlio di Nunzio.
1946 ca, - il castello passa agli eredi di Giovan Calogero (figli adottivi) Salvatore e Giovancalogero Li Destri - Nicosia - Lo Pinzino 1982, pp.29-30.
1973 - il castello diviene proprieta del comune di Sperlinga.
Proprieta attuale: pubblica (Comune).
Uso attuale: monumento aperto al pubblico e visitabile.
Stato di consistenza: il complesso degli ambienti ipogeici risulta interamente conservato; gravi distruzioni subirono invece nel tempo le parti in muratura; tutto il castello è stato recentemente sottoposto ad imponenti lavori di restauro.
Impianto planimetrico: castello rupestre con ambienti ipogeici e parti in muratura; pianta irregolare.
Rapporti ambientali: il castello fu costruito su una emergenza rocciosa quarzarenitica dove già probabilmente preesistevano numerosi ed ampi arnbienti ipogei. A sud sono presenti diverse grotte artificiali abitate fino agli anni '50 del secolo XX ed oggi adibite a deposito.
L'affioramento roccioso ed il complesso castrale si impongono nel paesaggio e sono ben visibili da lontano. A partire dal secolo XVII nasce l'attuale centro urbano, per ampliamento del preesistente borgo medievale. Esso si sviluppa dai piedi del castello verso valle su un territorio cosparso di grotte che attualmente si possono notare nei bassi di molte abitazioni. Le case a doppia schiera sono allineate in modo da formare una struttura urbanistica a lunghe insulae rettangolari determinando percorsi viari paralleli tra loro e con il fronte della rupe su e dentro cui si e sviluppato il castello. Proprio dirimpetto al corpo principale del fabbricato del castello, e al di fuori di esso ma compreso nella cinta muraria esterna, nel secolo XVIII fù costruita la chiesa dedicata alla Madonna della Mercede, unico edificio di interesse storico che ricade nella zona di pertinenza del castello. Il castello di Sperlinga nei suoi rapporti volumetrici si configura quale emergenza fortemente dominante rispetto all'impianto urbanistico dell'abitato caratterizzato da tipologie di tipo rupestre, da una forte naturalità del sito e dalle modeste case unifamiliari che al più sono a due elevazioni oltre il piano terra.
Castello di SperlingaDescrizione: il complesso architettonico ha perso la sua integrità nel 1914 quando fu demolita la maggior parte delle fabbriche. Lo stato di conservazione dei ruderi risulta buono in seguito al consolidamento degli anni '80. La chiesa e stata ricostruita nel 1995 e attualmente ci sono lavori in corso che prevedono la copertura di alcuni arnbienti. Il castello non presenta planimetria unitaria ne regolare. I molti corpi di fabbrica che lo costituiscono sono distribuiti su diverse quote. Presenta pianta oblunga di circa 200 m di lunghezza per 15 di larghezza; in cima alla rupe, alta circa 70 m dal calpestio di piazza Castello, le dimensioni del corpo superiore risultano alquanto ridotte (m 40 x 7 ca).
L'assetto strutturale, formato da opere murarie e ambienti rupestri evidenzia particolari e ricercate soluzioni architettoniche e costruttive capaci di sfruttare le preesistenti strutture rupestri e di farle coesistere con le opere murarie realizzate. Il corpo principale costruito direttamente sulla roccia come tutte le altre fabbriche, ha pianta rettangolare; in basso si trova un vestibolo con corridoi d'accesso e in prima elevazione le c. d. 'stanze baronali'. Esternamente il corpo d'ingresso è caratterizzato da un lungo muro, in alcune parti munito di contraffotti e forato da una serie di aperture di epoche diverse poste nel secondo ordine. Sul prospetto principale che guarda la sottostante piazza è collocata la bifora citata di epoca trecentesca, due finestre e il portale di un balcone con stipiti e mensole in pietra riferibili agli interventi di ristrutturazione seicentesca.
La parte ovest del castello ricorda la prua di una nave. Sul piano di calpestio roccioso si trova, nella parte posteriore, la chiesa formata da tre vani in successione secondo l'asse ovest-est. In origine l'asse doveva essere quello nord-sud; e presente infatti un altare con nicchia circolare posto di fronte l'ingresso attuale. Per la grande eterogeneita delle strutture e per la loro irregolare distribuzione spaziale, si descriverà di seguito partitamene ciascun elemento costitutivo.
1) Corpo ingresso e stanze 'baronali'. Attualmente l'ingresso al castello e caratterizzato da una rampa gradona-ta realizzata negli anni 70 con pietrame locale calcareo-siliceo. Si accede tramite una passerella in calcestruzzo che ha sostituito il ponte levatoio dell'edificio medievale di cui sul prospetto sono visibili le mensole di sostegno e le lunghe feritoie dove scorrevano gli argani.
Oltrepassato il portale ogivale, vi è un primo vano con volta in pietra ricostruita recentemente (2000); segue un secondo vano coperto anch'esso da una volta di mattoni di cotto; la pavimentazione è ricavata direttamente sulla roccia.
Sul corpo dell'ingresso sono presenti due sale prive di copertura e di uno dei muri perimetrali. La sala piu ampia e dotata di tre aperture poste sulla facciata sud, risalenti ai lavori di ristrutturazione del sec. XVII. La sala minore è decorata dalla bifora trecentesca posta sulla facciata che guarda il borgo.
2) Arnbienti rupestri dell'ala est. Alla stessa quota delle stanze ora descritte, scavate nella roccia, si estende per circa 100 m verso est un ambiente ipogeo con copertura piana; costituiva la cavallerizza del castello. Seguono le prigioni e infine due vani di servizio, un tempo abitazioni. Alcuni piloni di roccia che sostenevano la volta dell'ipogeo sono stati demoliti intorno agli anni '50 e in seguito sostituiti con pilastroni in blocchi di pietra intonacati. Nella parte mediana dell'ambiente si apre un corridoio che conduce all'esterno tramite la c. d. 'porta falsa'. Accanto al luogo ove erano le celle della prigione si nota, ricavata nel masso, una cappa di aspirazione tronco-conica funzionale ad un focolaio.
3) Cisterne.
Le cisterne scavate nella roccia sono ocalizzate all'interno di una stanza che i affaccia sul cortile del castello. La accolta delle acque meteoriche avveniva attraverso una serie di canalette di convogliamento
4) Chiesa e ambienti adiacenti.
La chiesa posta sul lato ovest e stata interamente ricostruita sui suoi ruderi. Presenta una successione di 3 vani disposti secondo l'asse est-ovest; si notano tracce della pavimentazione seicentesca in formelle di terracotta smaltata dismessa in occasione della recente ricostruzione (1995). A fianco della cappella, sul lato ovest, sono collocati altri due ambienti, anch'essi ricostruiti: il primo presenta un accenno di scala ricavata all'interno del muro perimetrale, il secondo presenta due forni in pietra e terracotta e una serie di 'fornelli'.
5) Sale ovest e ambienti ipogei.
Nell'ala ovest abbiamo ancora una serie di ambienti ipogeici comunicanti tra di loro, posti al di sotto del piano di calpestio. Nello spazio antistante la chiesa, sul piano di calpestio si notano dei fori, circolari alcuni, ellittici altri, protetti da ringhiere di ferro che corrispondono ciascuno ad un vano rupestre posto in basso.
La parte più occidentale del castello è occupata da una serie di quattro sale con pavimento e parte dei muri perimetrali ricavati nella roccia, il resto edificato. Il primo ambiente, il più grande, presenta due fori che corrispondono ad altrettanti ambienti sottostanti scavati, presumibilmente, in epoche remote. Dalla seconda stanza si accede alla superiore terrazza tramite una scala in ferro.
 





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