CASTELLO DI MANIACE (Bronte - Catania)
Ubicazione:
abbazia di Maniace; agevolmente raggiungibile dalla strada statale 120.
Localizzazione storica: Val Demone.
Cronologia delle principali fasi storico-costruttive: l'abbazia
benedettina di Santa Maria di Maniace fu fondata nel 1173-74 presso il
preesistente casale omonimo (a sua volta edificato in un'area già sede di un
insediamento romano e bizantino; cfr. Radice 1909, p. 1) per volere della regina
Margherita, madre di Guglielmo II (Pirri 1733, II, p. 1255). Nonostante il
parere di alcuni storici locali, non è documentato che fin dalla fondazione il
complesso monastico fosse fortificato o comunque difeso da un fortilizio anche
se ciò non può essere escluso.
Un fortilizio (fortilicium) del monastero è attestato nel 1357; viene
chiamato turris nel 1422, quando risulta affidato a un castellano e tre
servientes.
II complesso monastico fù gravemente danneggiato dal sisma del 1693 e venne
allora abbandonato. Nel 1799 i possedimenti dell'abbazia di Santa Maria di
Maniace, di regio patronato, furono donati da Ferdinando di Borbone
all'ammiraglio inglese Orazio Nelson.
Il complesso attuale è alquanto impropriamente chiamato 'castello': si tratta in
realta di una grande e lussuosa residenza aristocratica, con annessi servizi,
oltre alla chiesa medievale ed alcuni resti del precedente impianto monastico
fortificato.
L'odierno 'castello' fù in buona parte costruito nel corso del XIX secolo, dopo
la concessione a Nelson e ai suoi eredi, inglobando ciò che restava dell'antica
abbazia.
Notizie
storiche:
1061 - Goffredo Malaterra ricorda la resa della località ai normanni, avvenuta
apparentemente senza lotta - Malaterra, p. 33.
1150 ca. - Idrisi parla di Manyag o di Girdn ad-daqiq ('le grotte
della farina') come di un "villaggio in pianura" - in Amari 1880-81,1, p. 115.
1169 - Maniace è ricordata fra le colonie 'lombarde' - Falcando, p. 155.
1357 - è attestato un fortilicium dell'abbazia di Maniace; re Federico IV
ordina all'abbate di lasciare uscire da esso il maestro balestriere Roderico da
Cammarana, palermitano, perchè la presenza di quest'ultimo era necessaria a
Catania - Cosentino 1886, p. 341.
1396 - l'abbazia è concessa in commenda a Giovanni Ventimiglia - Radice 1909, p.
62.
1422 (lug. 7) - la castellania della turris di Santa Maria di Maniace e
da Alfonso V assegnata a vita a tale Ferrau d'Arguellò; oltre al castellano il
presidio consta di tre servientes - ACA, Cancilleria, reg. 2806, c. 129r.
1423 (apr. 16) - i vicere ordinano a Bartolomeo de Rustiga di Randazzo,
castellano fortilicii sive turris monasterii et abbatiae Sanctae Mariae de
Maniachi di consegnare al cardinale Del Conte, abbate commendatario,
dictum castrum cum omnibus et singulis fortilicii et dictae abbatiae iuribus,
ASPA, Protonotaro del Regno, reg. 25, c. 107v; cit, in Radice 1909, p. 32
1491 - l'abbazia è concessa da Innocenzo III all'Ospedale Grande e Nuovo di
Palermo - ivi, p. 99,
1693 - il complesso monastico è seriamente danneggiato dai terremoti di gennaio
e viene abbandonato - ivi 1909, p. 104.
1799 - il territorio dell'antica abbazia viene concesso a Orazio Nelson (Nibali
1988, pp. 109-115); i suoi eredi avvieranno la costruzione del complesso
attualmente esistente.
Proprieta attuale: pubblica (Comune).
Uso attuale: monumento aperto al pubblico.
Stato di consistenza: ruderi inglobati in structure piu tarde (XIX
secolo) e tipologicamente diverse: chiesa del XII secolo.
Impianto planimetrico: non è possibile affermare con certezza quale fosse
la pianta del fortilitium o, piuttosto, della turris medievale.
Rapporti ambientali: il complesso monumentale sorge nell'ampia vallata
del torrente Saracena, quasi sulle rive del corso d'acqua, lungo l'antica strada
Palermo-Messina 'per le montagne', la principale via di comunicazione della
Sicilia medievale.
Descrizione: il monumento è, nella sua attuale configurazione, una
realizzazione in gran parte ottocentesca. Per l'imponenza, per l'aspetto di
alcune parti, per rispetto della tradizione e per il prestigio degli antichi
proprietari, è detto 'castello': la sua descrizione esula quindi da questa
trattazione. E' molto probabile che l'abbazia fosse difesa nel medioevo almeno
da un muro di cinta probabilmente turrito, le cui sopravvivenze vennero
successivamente inglobate nel complesso ottocentesco: esso infatti mostra oggi
due torrette sul lato che guarda verso il torrente ed una terza torre sul
prospetto principale.
E' però certo che il cuore della difesa era costituito - almeno fra XIV e XV
secolo - dal fortilicium sive turris ricordato nel 1357, 1422 e 1423. Si
trattava quasi certamente di quella che più tardi fu normalmente detta 'torre di
guardia', distrutta dai movimenti tellurici del 1693 (Radice 1909, p. 104).
Una testimonianza settecentesca - la 'sacra visita' del De Ciocchis,
probabilmente del 1741- la ubica ad oriente della chiesa, attigua all'abside.
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